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13:47 04.03.2012

Per l'UE, due bracci di ferro in due Paesi che hanno perso la democrazia. Nella giornata di martedì, 28 febbraio, il Ministero degli Esteri dell'Ucraina, con una nota ufficiale, ha contestato la condotta dell'Ambasciatore UE a Kyiv, José Manuel Pinto Teixeira. Nel documento, la parte ucraina si è lamentata per la continua intrusione del Diplomatico di Bruxelles nelle questioni politiche interne del Paese in cui è stato inviato per rappresentare l'Unione Europea, e non, come riporta letteralmente il comunicato, per ucrainizzarsi profondamente.

A scatenare la reazione del Ministero degli Esteri di Kyiv sono state le considerazioni di Teixeira in merito alla mancata realizzazione da parte del presidente ucraino, Viktor Janukovych, delle promesse fatte all'Unione Europea in merito alla democratizzazione del Paese e alla lotta alla corruzione: una situazione che, ad oggi, pone l'Ucraina tra gli ultimi Paesi del Vecchio Continente per capacità di attrazione degli investimenti sul proprio territorio.

In un'occasione pubblica, l'Ambasciatore UE ha evidenziato come, nel novembre del 2010, Janukovych abbia giustificato l'accentramento del potere nelle sue mani – operato, a discapito di parlamento e Magistratura, con manovre politiche dalla correttezza molto discutibile – con la necessità di combattere la corruzione: tuttavia, senza mai centrare tale obiettivo.

In altre occasioni, Teixeira si è detto perplesso, amareggiato e preoccupato per l'ondata di arresti politici che, dalla salita al potere di Janukovych, hanno colpito, dopo processi dalla dubbia regolarità, esponenti di spicco dell'Opposizione Democratica, tra cui i suoi due principali Leader: l'ex-Primo Ministro, Julija Tymoshenko, e l'ex-Ministro egli Interni, Jurij Lucenko.

«Il nostro Ambasciatore mantiene la totale fiducia dell'Unione Europea. Le accuse mosse a suo carico sono prive di fondamento, e rappresentano un attacco personale alla professionalità e alla pulizia morale di Teixeira, su cui non nutriamo dubbio alcuno» è stata la risposta, con una nota, dell'Alto Rappresentante UE alla Politica Estera, Catherine Ashton.

Quello che può sembrare un semplice battibecco diplomatico, in realtà, è il riflesso della situazione dell'Ucraina: Paese dove il regresso della democrazia ha raggiunto un livello davvero profondo. Nonostante il congelamento della firma dell'Accordo di Associazione UE-Ucraina, e il sempre più evidente isolamento internazionale di Janukovych - come dimostrato nei vertici internazionali di Davos e Monaco di Baviera, in cui il Presidente ucraino è stato ricevuto solo dai suoi colleghi di Azerbajdzhan e Polonia e dal Segretario di Stato USA, Hillary Clinton: dalla quale peraltro è stato fortemente criticato – a Kyiv la repressione politica si è inasprita. L'apertura del caso diplomatico con l'Ambasciatore dell'Unione Europea – contestato per avere analizzato in maniera obiettiva la situazione sulle Rive del Dnipro – sembra essere dettato dalla volontà dell'Ucraina di alzare la tensione politica con l'UE, se non addirittura di indurre Bruxelles al richiamo del proprio rappresentante: un fatto che porrebbe le relazioni euro-ucraine sul medesimo piano di quelle con la Bielorussia del dittatore Aljaksandar Lukashenka.

 

UE e Bielorussia ai ferri corti

Sempre martedì, 28 febbraio, il regime di Minsk ha dato luogo a una crisi diplomatica ben peggiore di quella tra Bruxelles e Kyiv. In reazione all'approvazione delle sanzioni da parte dell'Unione Europea a carico di 27 esponenti del governo bielorusso – responsabili delle falsificazioni delle elezioni presidenziali del 19 dicembre 2010, delle continue violenze ai danni delle opposizioni, e della repressione a carico di giornalisti e pensatori dissidenti – Lukashenka ha cacciato da Minsk gli Ambasciatori di UE e Polonia, e ha richiamato in patria per consultazioni i rappresentanti diplomatici a Bruxelles e Varsavia.

Una decisione tanto secca da avere ottenuto, come forte risposta, la reazione compatta dei 27 Paesi dell'Unione Europea, i quali, in segno di solidarietà alla Polonia, hanno ritirato i propri ambasciatori dalla Bielorussia e, in sintonia con il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d'America, hanno criticato l'ennesimo gesto di un autocrate intenzionato a mantenere il suo Paese in una condizione di isolamento internazionale dannoso per l'economia di Minsk.

Riuniti in una sessione straordinaria, i Ministri degli Esteri della Trojka di Weimar – alleanza militare a cui appartengono Polonia, Germania, e Francia – hanno espresso sostegno ai dissidenti bielorussi impegnati per lo sviluppo democratico del loro Paese e, nel contempo, hanno ventilato al possibilità di ulteriori sanzioni nei confronti di Lukashenka qualora il regime non dovesse interrompere la repressione del dissenso.

«Siamo pronti a rinnovare il dialogo con Minsk non appena i detenuti politici saranno riabilitati» ha dichiarato il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski. «La risposta compatta di tutta l'Unione Europea è un gesto di forte sostegno alla Democrazia: Bruxelles non si deve dividere quando è necessario difendere i Diritti Umani», ha aggiunto il capo della diplomazia tedesca, Guido Westerwelle.

Matteo Cazzulani   
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